Esho funi

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Noi tendiamo a vedere il mondo diviso in due parti: tutto ciò che sta al di qua della nostra pelle, che chiamiamo l’io, e tutto ciò che sta al di là, che non è l’io.

Quasi tutti percepiscono la realtà divisa in questi due aspetti. Nella terminologia zen essi sono chiamati rispettivamente “shoho“, soggetto vivente, ed “eho“, ambiente oggettivo.

Insieme si contraggono in “esho“, ovvero  ”la vita e il suo ambiente”. Il Buddismo afferma che questi due aspetti esistono in una relazione di “funi“, che è contrazione di “nini funi” che significa “due ma non due”.

Esho funi” è un unico concetto non-duale che indica quindi che vita e ambiente sono inseparabili, inscindibili.

Nella nostra percezione quotidiana l’individuo ed il suo ambiente sono “due”, cioè distinti. Questo è quanto elaboriamo dai nostri sensi. Nell’ultimo secolo la fisica e le scienze ci hanno dato una visione della realtà, aldilà delle nostre percezioni, totalmente controintuitiva o comunque contraria al sentire comunque e alla cultura meccanicista che è ancora alla base della nostra società.

L’essere umano è una parte di quel tutto che noi chiamiamo “Universo”, una parte limitata nello spazio e nel tempo. L’uomo sperimenta sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti scissi dal resto — una sorta di illusione ottica della propria coscienza. Lo sforzo per liberarsi di questa illusione è l’unico scopo di un’autentica religione. Non per alimentare l’illusione ma per cercare di superarla: questa è la strada per conseguire quella misura raggiungibile della pace della mente. Albert Einstein

Una delle più sorprendenti conseguenze delle scoperte scientifiche moderne è la “caduta” di uno dei principi cardini della scienza stessa: l'”oggettivazione”. Per studiare un elemento è imprescindibile poterlo analizzare senza che l’osservatore influisca sull’esperimento.

La rozza interpretazione dei nostri sensi, cioè che se stiamo dietro uno spesso vetro protettivo non condizioniamo in alcun modo l’esperimento stesso, è demolita dalla fisica moderna. L’osservatore influisce sempre sull’osservato perché di fatto, in ultima analisi, sono la stessa cosa. Due manifestazioni apparentemente disgiunte di un unico fenomeno.

Allo stato attuale delle cose l’intera fisica moderna concorda con Schroedinger nel sostenere che “Il mondo è dato una sola volta. Nulla si riflette. L’originale e l’immagine allo specchio sono identici.” La cosa strabiliante è che Erwin Schroedinger non è un mistico sufi ma uno degli scienziati più autorevoli di questa epoca, un Nobel per la fisica.

La filosofia era arrivata alle stesse conclusioni qualche millenio prima della fisica. Nell’induismo la filosofia “advaita”, non duale, considera la vita un tutt’uno inseparabile. Il Dio Shiva nel Vedanta è identificato come la Coscienza, è lo stesso “Sé”.

Nella filosofia advaita perciò il Sé (Dio) non potrà mai essere conosciuto come “oggetto”: non può esser visto perché “è ciò che vede”, non può essere udito perché “è ciò che ode”, non può essere pensato perché “è ciò che pensa”.

E’ oltre lo spazio e il tempo e contiene in sé tutta la manifestazione. Non ha forma, ma è la base di ogni forma. E’ la suprema identità. E’ sempre soggetto e mai oggetto. E’ l’Uno. Può essere conosciuto solo per immedesimazione.

Notare che in questa interpretazione anche certi insegnamenti cristiani assumono una diversa chiave di lettura. Ad esempio «Il regno di Dio è dentro di voi» (Luca 17,21) è esattamente coerente con una visione non-duale, ma alcuni teologi cristiani forzano l’interpretazione “entòs hymôn” con “in mezzo a voi”…

Esho funi“: io sono l’ambiente stesso. Filosofia e fisica ci dicono quindi che tra noi e l’ambiente non esiste semplicemente una relazione di interdipendenza, non c’è proprio separazione. In questa visione siamo tutti “coautori” della realtà, di questo universo “partecipatorio” (come lo definiva il fisico John Archibald Wheeler, autore di alcuni tra i più sconvolgenti esperimenti della fisica).

Anche l'”ecologia” in questa chiave di lettura assume un altro significato, profondamente diverso:  coinciderebbe con il “prendersi cura di sé”.

Tutto è uno: i nostri antenati, i nostri nipoti che devono ancora nascere, la vita che è ovunque. Detto degli aborigeni australiani.

Foto (a doppia esposizione) di Andreas Lie



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