Il frutto che verrà

pera

In ognuno di noi esiste una parte invisibile, possiamo chiamarla “spazio interno”, che è il vero protagonista della nostra vita emotiva. Da questo spazio interno scaturiscono emozioni, sentimenti, desideri, sogni, progetti… Così come originano le sofferenze, le ansie e prendono corpo le paure. Vengono tutti quanti partoriti da questa dimensione nascosta, impalpabile, ma di importanza-chiave per realizzare ciò che siamo.

Gli antichi chiamavano questo spazio “anima”, e lo consideravano sacro, convinti che lì dentro vigessero regole diverse da quelle più comuni del mondo esterno. Ritenevano che fosse la sede dell’intelligenza, che da lì originasse il destino degli uomini e prendessero il via tutte le nostre trasformazioni. Erano consapevoli dell’importanza della sua funzione, la rispettavano e se ne prendevano cura, dialogavano con lei e a lei si affidavano: ritenevano che al suo interno abitassero gli Dei, ovvero le forze universali che in noi come nel mondo circostante ispirano ogni evento.

Oggi invece coltiviamo molto poco l’anima, e ne conosciamo solo la versione presentataci dalla Chiesa, oppure quella chimica proposta dalla scienza. È un po’ poco. E così ce ne sfugge il funzionamento, e la affrontiamo con criteri del tutto inappropriati. Tra i tanti, l’errore più catastrofico che facciamo è di volerla correggere. Quando l’anima manifesta un disagio, come l’ansia, noi crediamo che sia ammalata e vorremmo “ripararla”, né più né meno di come la medicina fa con le patologie corporee, per ricondurla a una presunta normalità.

Ma questo approccio meccanicistico al nostro “spazio interno” è deleterio… L’anima fa maturare la nostra personalità e le sue manifestazioni: anche le più strane o sofferte, non sono sintomi da eliminare ma segnali di uno sviluppo in corso. Fate il paragone con una pera che sta maturando: il suo sapore è ancora aspro, la sua polpa dura, ma nessun contadino si sognerebbe mai di correggere (o eliminare) un frutto simile. Quella polpa dura non è avariata, quel sapore acidulo non va corretto: “preparano” il frutto che verrà. Allo stesso modo l’ansia, le paure, il panico, vanno considerati come passaggi energetici che anticipano un aspetto nascente del carattere, un comportamento diverso dai precedenti, una scelta inaspettata di vita che si annuncia…

Quello che, a una lettura superficiale, sembra un errore di percorso, è un “nuovo” modo di essere ancora in preparazione. Se tenti di cacciarlo via, ricacci indietro il tuo destino che stava affacciandosi. E ne azzeri il percorso, costringendolo a ricominciare ogni volta da capo. Considerare l’ansia e le paure alla stregua di un errore di cui liberarsi sarebbe come voler abortire al 5° mese di gestazione perché il feto ha le braccia poco proporzionate o il profilo imperfetto. A furia di voler correggere qualcosa che non andrebbe toccato, finiamo per farlo morire: è proprio quello che avviene quando l’ansia o le paure si cronicizzano senza fare a tempo a trasmutare in qualcosa di nuovo, d’altro…

L’anima è come un grembo e usa le tue ansie per farti rinascere. Proprio così. Dobbiamo immaginare l’anima, il nostro spazio interno, come un utero che vive una gravidanza perenne: per tutta la vita dà forma al nostro modo di essere, continuamente ci trasforma e ci fa crescere. L’anima sta “mettendo al mondo” la nostra personalità. Ogni nostro stato interiore (ansie, desideri, disagi, gioie…), anche quello in apparenza sbagliato, sofferto o incomprensibile, è parte del processo evolutivo. Come i dolori di un parto sono naturali e necessari, così ansie, paure, sofferenze vanno concepite come momenti di passaggio indispensabili a creare ciò che stiamo diventando: non errori di percorso, ma segni vitali di sviluppo.

In ogni giorno della nostra vita la nostra anima, insomma, sta tessendo una tela, e il disegno che poco a poco compare siamo noi. È un lavoro quotidiano e dura per tutta la vita. I fili con cui la tela è costruita sono le nostre emozioni, i nostri stati interiori, i nostri istinti. Nessuno escluso. Purtroppo noi, ogni tanto, ci comportiamo come Penelope: quello che la nostra anima tesse di giorno, noi ogni sera lo smontiamo. Quando l’anima ci parla attraverso un disagio, non ascoltiamo. Cerchiamo in ogni modo di mandarlo indietro. Risultato: ciò che doveva maturare, abortisce. E quel qualcosa siamo proprio noi.

Ma c’è un modo diverso di agire: possiamo percepire l’ansia e i disagi, “appoggiarci sopra” l’attenzione e la consapevolezza, tenerceli vicini, notarne la presenza, e se li perdiamo di vista, ogni tanto andarceli anche a cercare. Sono nuclei di noi in divenire che si stanno formando e che, per maturare e completarsi, chiedono solamente di averci al loro fianco senza interromperne lo sviluppo. Di solito diciamo: ecco, è la solita ansia che arriva e mi impedisce di fare quello che devo fare.

Proviamo a ribaltare il ragionamento: e se “quello che devi fare” fosse proprio il motivo per cui l’ansia arriva? E se deviare il tuo percorso verso una strada più in linea con ciò che sei fosse il suo scopo segreto? Ed è proprio vero che si tratta della “solita ansia”? Niente affatto, anzi: è questa idea ad allontanarci dalla guarigione. L’ansia non è mai la stessa. L’ansia di oggi non è quella di ieri, l’ansia del ragazzo non è quella dell’adulto o dell’anziano. L’ansia ha mille volti. Impariamo a conoscerla più da vicino e ad accoglierla come un ospite prezioso. È questa la strada della vera guarigione.

Raffaele Morelli – Riza Psicosomatica



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