Il pandit ed il barcaiolo

barcaiolo

Un pandit (ndr: in hindi e sanscrito è il nome con il quale viene chiamato un “filosofo” o un “erudito”) noleggiò una barca per attraversare un fiume in piena. Non appena la barca scivolò sull’acqua, il pandit iniziò una vivace conversazione con il barcaiolo.

Gli domandò se avesse letto i Veda (gli antichi testi sacri), ma l’uomo rispose negativamente; allora il pandit replicò con tristezza: “Purtroppo un quarto della tua vita è andato sprecato. È come se tu avessi gettato quegli anni nel fiume.”

Poi gli chiese se avesse letto le Upaniṣad; il barcaiolo confessò di non avere mai letto un libro sacro in vita sua. Biasimandolo, il pandit osservò: “Allora tre quarti della tua vita è stata gettata nel fiume.”

Improvvisamente il cielo si oscurò e nubi minacciose scatenarono un nubifragio che stava ingrossando rapidamente il fiume già molto agitato. Intuendo il pericolo il barcaiolo si rivolse al suo passeggero: “Sa nuotare?”. Il pandit scosse la testa terrorizzato: “In tal caso ho paura che oggi getterà il 100% della sua vita nel fiume…”

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Commento: tutti i saggi ci indicano una via fatta di pratica, di esperienze, non di conoscenza o erudizione. La realizzazione, dicono, si ottiene eliminando quello che noi impedisce la realizzazione stessa che è la nostra vera natura. Non si tratta quindi di aggiungere qualcosa di nuovo. Occorre rimuovere gli ostacoli dati dalle nostre credenze, convinzioni, schemi mentali etc etc. La comprensione razionale è un tentativo di rassicurarci, di illudersi di avere il controllo della realtà. La speculazione intellettuale può essere un gioco divertente ma non serve a non farci annegare nel fiume. Chiunque sappia “nuotare” può provare a spiegare ad un altro come farlo ed ognuno lo farà con parole e metodi propri. Ma l’aver “capito” come nuotare non potrà mai sostituire la pratica e non darà mai la garanzia che l’interlocutore alla fine riesca a tenersi a galla e non affoghi agitandosi invano…



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