La mente ama la complessità

RichardSylvester

La mente ama la complessità. La complessità mantiene la mente impegnata e ne giustifica la ricerca. La complessità tiene la mente sotto controllo, che è proprio come vuole sentirsi. Se ci sono trentasei livelli di illuminazione (non ci sono), allora la mente può essere impegnata tutta una vita – o molte vite – ad esplorarli.

Quindi la mente crea grandi edifici sulla non-dualità e le filosofie spirituali, decorandoli con fischietti e campane. Ci saranno sempre abbastanza volumi che non riusciremo mai a leggerli tutti. Ci saranno sempre abbastanza satsang e discorsi che non riusciremo mai ad ascoltarli tutti.

Che gioia per la mente! Che follia!

Nel frattempo i mistici, e non è detto che scelgano di condividerlo, parlano nel modo più semplice possible. Proprio come hanno sempre fatto. I mistici sanno che il cuore della non-dualità si può riassumere in quattro semplici parole.

“Non c’è alcun sé.”

Tutto il resto fluisce da questo.

Anche una frazione di secondo di risveglio chiarisce questo. Ma poi la mente riafferma se stessa e le storie possono ricominciare ancora con tutte le complicazioni che ne conseguono.

Che peccato!

Finché c’è il senso di essere una persona separata, il mondo della dualità è considerato assolutamente reale e probabilmente pieno di importanza, significato e scopo. La mente ha uno stimolo potente a ricercare il significato. Ma quando viene visto che non c’è mai stata una persona, questo è visto come un sogno e senza uno scopo.

Ecco l’essenza della non-dualità espressa in otto righe brevi nelle Upanishad:

Le scritture lo hanno proclamato a gran voce:
In verità non c’è creazione né distruzione.
Nessuno è legato e nessuno sta cercando la liberazione.
Nessuno è sulla via della salvezza.
Non c’è nessuno che sia liberato.
Questa è l’assoluta verità, mio caro discepolo.
Questo, la summa e sostanza di tutte le Upanishad,
Il segreto dei segreti, è il mio messaggio per te.

Richard Sylvester



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