Natura e Mente: la teoria di Bateson

Quale struttura connette il granchio con l\’aragosta, l\’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei con l\’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall\’altra?

Gregory Bateson (Grantchester, 9 maggio 1904 – San Francisco, 4 luglio 1980) è stato un antropologo, sociologo, psicologo, semiologo, linguista e studioso di cibernetica britannico, il cui lavoro ha toccato anche molti altri campi.

Varrebbe forse la pena considerarlo provocatoriamente prima di tutto un filosofo, nel senso “classico” del termine, per la sua inimitabile capacità  di passare da un campo all’altro dello scibile umano creando sintesi assolutamente originali che spesso sono state descritte come olistiche.

Bateson fu una singolare figura di scienziato: insofferente verso ogni forma accademica, si dedicò a mettere a soqquadro le cose piuttosto che a ordinarle.

Con il suo lavoro Bateson ci obbliga a ripensare il tutto, a mettere in relazione ciò che teoricamente non è corretto relazionare, ci porta verso una nuova e diversa visione delle cose.

Tracciare le linee di una ecologia della mente è porre le basi per una scienza che ancora non esiste come corpus organico di teoria o conoscenza

…scrive in apertura di Verso un\’ecologia della mente, la sua opera più conosciuta e apprezzata, ed è appunto ciò che Bateson tenta di fare per tutta una vita: mettere sul tappeto questioni fra le più apparentemente lontane.

La simmetria bilaterale di un animale, la disposizione strutturale delle foglie in una pianta, l\’amplificazione successiva della corsa agli armamenti, le pratiche del corteggiamento, la natura del gioco, la grammatica di una frase, il mistero della evoluzione biologica e la crisi in cui oggi si trovano i rapporti fra uomo e ambiente.

àˆ questo il fulcro, il cuore della ricerca di Bateson: il tentativo di scoprire, descrivere, sistematizzare la “struttura che connette”.

Per Bateson ogni organismo biologico ha la capacità  di conoscere, di pensare e di decidere. E se l\’epistemologia è il modo in cui i singoli organismi viventi e gli insiemi degli organismi viventi conoscono, pensano e decidono, allora tutto è epistemologia, tutto è processo di conoscenza. Bateson ha dedicato la propria vita alla ricerca della struttura che connette l\’uomo agli altri organismi viventi e gli organismi viventi all\’ambiente.

Nemico di ogni rigido dualismo, si era sempre più convinto della centralità  della relazione. Liquida Cartesio perché le sue asserzioni hanno:

semplicemente mandato in frantumi l\’universo in cui viviamo.

 

Per Bateson l\’io non è separato dagli altri e dal contesto, tutto è interconnesso, interdipendente. L\’uomo è parte del tutto, ne è una componente fondamentale, un tassello dell\’universo biologico. E, come ogni parte di un sistema  è in grado di influenzare tutto, ma non è in grado di controllare tutto.

Qual è la struttura che connette tutte le creature viventi?  Il proposito di Bateson è stato quello di costruire un quadro di come il mondo vivente è collegato, cioè di come avviene l\’interazione fra quei sistemi circolari complessi che caratterizzano gli organismi, i loro scambi e la loro organizzazione interna: le ‘totalità \’ sono costituite appunto da  questa interazione combinata. A tale interazione combinata nei sistemi complessi Bateson dà  nome Mente, essa è funzione immanente alla differenziazione fra le ‘parti\’.

Vale a dire che nessun individuo, evento, comportamento o pensiero può essere compreso se non a partire dal sistema che lo ha generato e dai sistemi più ampi che lo contengono e con i quali interagisce. La totalità  della Creatura (l\’ecologia planetaria) e ciascuna delle sue componenti (organismo individuale, sistemi interattivi, ecosistemi, etc.) sono dotati di processi mentali. Bateson afferma che l\’unità  fondamentale dell\’evoluzione non è l\’organismo o la specie, ma l\’organismo-più-l\’ambiente (cioè, il sistema Mente).

Recuperando quel senso di unità  di biosfera ed umanità  che ci legherebbe e ci rassicurerebbe tutti con un\’affermazione di  bellezza, l\’umanità  potrebbe salvaguardare il suo ambiente e se stessa dalla catastrofe. Contiene un profondo e rispettoso inno alla vita, in tutte le sue forme, perché tutte le sue forme sono collegate:

Forse il motivo perché ammiriamo una margherita è il fatto che essa manifesta – nella sua forma,  nella sua crescita, nel suo colore e nella sua morte – i sintomi di essere viva? Il nostro  apprezzamento di essa è nella stessa misura un apprezzamento della sua somiglianza con noi  stessi.

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