Pura attenzione

Durante il mio primo ritiro di meditazione, un periodo di due settimane di attenzione silenziosa alla mente e al corpo, fui stupito di scoprire che, seduto nella sala da pranzo, non facevo che sparare giudizi su ognuna delle altre cento persone che meditavano insieme  a me, giudizi che basavo esclusivamente su1 loro modo di mangiare.

Istintivamente, valutavo chi mi piacesse e chi no: per ciascuno avevo un commento pronto. Il compito in apparenza semplice di osservare le sensazioni fisiche che si accompagnano all’inspirazione e all’espirazione ebbero l’effetto sgradevole di dimostrare quanto la mia mente quotidiana fosse realmente incontrollabile.

La meditazione è spietata nel suo modo di rivelare la cruda realtà  della nostra mente quotidiana. Sottovoce non la smettiamo mai di mormorare, di borbottare, di far progetti o di fantasticare, confortandoci in modo perverso con la nostra voce silenziosa. Gran parte della nostra vita interiore è caratterizzata da questo tipo di processo primario, quasi infantile: “Mi piace questo. Non mi piace quello. Lei mi ha fatto male. Come Posso ottenere quella cosa? Di questo ne voglio ancora, di quello non ne voglio più“.

Tali pensieri tinti di emozioni rappresentano il nostro tentativo di mantenere attivo il principio di piacere. Gran parte del dialogo interiore non è caratterizzato dal processo secondario ‘razionale’ che in genere associamo alla mente presente, bensì da questa reazione costante dell’esperienza da parte di un protagonista egoista e infantile. Nessuno di noi si è allontanato molto dal bambino di sette anni che non perde d’occhio nessuno per vedere chi ha ottenuto più di lui.

La meditazione buddhista prende come punto di partenza naturale questa mente quotidiana non educata, e richiede lo sviluppo di un particolare atteggiamento mentale, la pura o nuda attenzione.

Mark Epstein

Definita come “la chiara e sicura consapevolezza di ciò che realmente avviene a noi e in noi, nei successivi momenti di percezione“, la nuda attenzione senza oggetto si rivolge a questa mente inesplorata e la spalanca, non cercando di cambiare qualcosa, ma osservando la mente, le emozioni e il corpo così come sono. Il postulato fondamentale della psicologia buddhista è che questo tipo di attenzione sia, di per sé, curativo; che attraverso l’applicazione costante di questa strategia dell’attenzione sia possibile realizzare di persona tutte le profonde intuizioni del Buddha.

Per quanto misteriosi possano sembrare i testi sulla meditazione, e inafferrabili come lo sono a volte i koan dei maestri zen, vi è un’unica istruzione fondamentale ed essenziale per il pensiero buddhista. Il tema unificante del metodo buddhista, comune a tutte le scuole di pensiero dallo Sri Lanka al Tibet, è questo straordinario imperativo: “Concentrate l’attenzione, momento per momento, esattamente su  ciò che state sperimentando, separando le vostre reazioni dagli eventi puramente sensoriali“.

Ecco cosa si intende per nuda attenzione: i nudi fatti, una registrazione esatta che permette alle cose di parlare da sole, come se le vedessimo per la prima volta, separando  qualsiasi reazione dal semplice evento.

Trascritto da “Pensieri senza un pensatore. La psicoterapia e la meditazione buddhista” di Mark Epstein – Astrolabio Ubaldini

 



Lascia un commento

Devi essere connesso per inviare un commento.