Ricominciare ogni giorno: che fatica!

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Scrive un amica, in un simpatico momento di sfogo:

Ecco… il segreto sta nel ricominciare tutti i giorni.
ogni giorno come se fosse una nuova vita
come se fosse il primo giorno.
già… con serenità e filosofia.
FINCHE’ UN GIORNO NON TI ROMPI DEFINITIVAMENTE I MARONI, PERO’ !!!!!

Lo sfogo scherzoso ha in sé spunti interessantissimi e tocca temi a me molto cari visto quanto mi ci sono “inviluppato” all’interno per tanto tempo, così provo a rispondere… :

Il ricominciare tutti giorni con occhi nuovi è una bella metafora del vivere nel presente libero dagli schemi del passato. Ma nella pratica è facile scivolare nel paradosso. Mi spiego, o ci provo. “Ricominciare” già ti faccio notare che vuol dire che devi smontare qualcosa e ricominciare a ricostruirlo. Già son affaticato… 🙂

Sottolinei anche “con senerità” e “filosofia”… bellissimo ma sembra anche impegnativo e complesso… Devo essere pure filosofo porca miseria come faccio? Son già stressato 🙂. A parte gli scherzi, il paradosso forse sta nella tua stessa voglia di “ricominciare” . Se devi “ricominciare” vuoi cambiare quello che c’è perché per definizione non va bene, no? Quindi si crea una “tensione” tra quello che c’è (o meglio che “è”) e quello che per te ci dovrebbe essere.

Quella tensione in te è logorante! Per quello ipotizzi che un giorno ti potresti rompere definitivamente i maroni. Hai ragione: non è sostenibile nel lungo periodo! La strada invece dell’accoglimento e dell’accettazione annulla questa tensione. Dal punto di vista psicologico il nostro Ego percepisce sempre delle “minacce” dal contesto.

Il fatto di credere di dover cambiare, migliorare, per quanto sia non solo umano ma anche apprezzabile ovviamente, crea ancora più pressione dall’esterno (ovviamente indotta da noi) perchè ci percepiamo sempre più inadeguati in un contesto che a noi estraneo e minaccioso!

Accogliere invece è la massima apertura. Quando accolgo, mi apro a quello che c’è. Va tutto bene così come è. Questo “sgonfia” la tensione. In poche parole, la strada solo apparentemente “passiva” dell’accoglimento produce (sorprendentemente) dei cambiamenti. Reali, pratici, tangibili. Migliora la qualità della vita. Non è niente di complicato e in tanti hanno sviscerato questi meccanismi la cui complessità è solo data dal fatto che siano dinamiche contro-intuitive

E non si tratta di “capire” bene intellettualmente le cose. Non serve a niente capire o fare filosofia, se non nella misura in cui ci aiuta ad “eliminare” (non aggiungere) credenze, convinzioni ed ostacoli “razionali” che non ci fanno fare l’unica cosa che può aiutarci: la pratica. E con pratica intendo “la presenza mentale di vivere nel presente con un atteggiamento accogliente e non giudicante”. Che poi è meditazione. O Dhyana come dicevano gli antichi. O Mindfulness come la chiama la psicologia moderna.

Recentemente mi sono imbattuto in una bella analogia e spesso le immagini e le metafore sono più chiare di mille parole… La metafora è quella dell’albero-uomo e della crescita spirituale. Dice:

Crescere spiritualmente non è crescere spasmodicamente in altezza, per evitare le ombre che potrebbero oscurarci. Non è far crescere a dismisura le radici, per accumulare più risorse. Non è far crescere il tronco, per proteggersi di più. E’ piuttosto un allargare le fronde…

“Allargare le fronde”… bellissimo! Cioè essere più ricettivi, mettersi in ascolto, accogliere, sintonizzarsi…

E non occorre neanche credere in nulla. Nessun dogmatismo è necessario. Il sapere comune ha una visione mistica della “filosofia orientale” mentre è in realtà è quanto di più “anti-filosofico” (nel senso di speculazione intellettuale) che si possa immaginare. Anche solo chiamarla “filosofia” in realtà è fuorviante.

Prova se ti va, se fa per te continua, se no prova altro! Ma ripeto per me si tratta di ascoltare, percepire, essere, non di cambiare, migliorare, capire o filosofeggiare.

Nessuna pretesa di insegnare nulla eh! Solo voglia di condividere cose che mi hanno aiutato e mi aiutano ogni giorno! Un abbraccio!



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